In Italia la parola extracomunitario è erroneamente utilizzata come metonimia (una figura retorica che consiste nel sostituire un termine proprio con un altro appartenente allo stesso campo semantico, che abbia col primo una relazione di contiguità logica o materiale) di “persona appartenente a paesi poveri”, siano essi europei, africani, sud americani o asiatici.
E’ inoltre utilizzata per indicare quelle persone appartenenti a nazioni o regioni del mondo non povere in senso assoluto (vedi la Cina), ma che vengono considerate inferiori o da discriminare. Nessuno o pochi riflettono sul fatto che extracomunitario è colui che non appartiene all’Unione Europea. Sono extracomunitari gli svizzeri, i norvegesi, gli statunitensi e gli australiani.
L’utilizzo di questa parola è dunque una maniera vile, avallata dalla politica, di definire dei soggetti senza risultare razzisti: chi dice extracomunitario intende dire negro, arabaccio, slavo, albanotto. Ora dico, chi è razzista lo sia fino in fondo (e ne paghi le conseguenze), chi non lo è rifletta e cambi il proprio registro.
A causa dell’ignoranza degli italiani (brava gente), della propoganda politica e dei messaggi fuorvianti lanciati dai media, si consolida in Italia una forma di razzismo sempre più difficile annientare. Un razzismo che produce una divisione tra chi gode di diritti e chi è invisibile quando fa comodo e viene additato come colpevole nei momenti di crisi.
Meditate gente…