Ciao sono Matteo, sapete cosa fare

Jul 7th, 2011 @ 11:46 pm

M i t i

Le persone hanno bisogno di credere. Credere ad un Dio, all’amore eterno, ad una fede politica. C’è chi invece, soprattutto se ha 15 anni e non fa altro che pensare a quello che succederà nel pomeriggio dopo la scuola, si accontenta di un gesto, un’azione che andando fuori dagli schemi trasforma chi la compie in un mito.

Il mio primo ricordo di Laguna Seca risale al 1996. Ai tempi avevo sempre in tasca il mio libretto degli assetti, 18 pagine sacre (paragonabili al libretto per gli appunti di Henry Jones, padre di Indiana Jones) in cui erano trascritti con cura i setting dei diciotto circuiti del Campionato del Mondo di Formula 1. Si dà il caso, infatti, che il sottoscritto partecipasse a ore e ore di sfide a Formula 1 Grand Prix (vincendo 5 titoli mondiali e rimanendo imbattuto).

E’ proprio in questo periodo che un pilota italiano cominciava a farsi largo nel campionato KART americano (l’equivalente della Formula 1 negli Stati Uniti), un pilota che con un’azione rimasta indelebile nei ricordi di molti, fece entrare sé stesso nel Mito trascinando con lui una curva, the Corkscrew, e una pista, Laguna Seca. Il pilota si chiama Alez Zanardi.

A distanza di anni, 15, ho la fortuna di andare proprio lì, a Laguna Seca, per una trasferta di lavoro. Toccare quella curva che sino ad oggi ho visto solo in TV, di cui mi sono fatto raccontare le fattezze da vari addetti ai lavori e di cui ho ammirato foto - pazzesche come quella del sorpasso di Rossi su Stoner nel 2008 - scattata da un’altro mito come Gigi Soldano), diventa per me la realizzazione di un sogno.

Mancano meno di due settimane alla mia partenza per la California, in mezzo ho un trasloco e un matrimonio (il primo mio, il secondo no). Prima di atterrare a San Francisco toccherò il suolo americano atterrando a New York, dove passerò alcune ore prima di prendere l’aereo diretto alla West Coast. Ancora miti, evidentemente, miti da viaggio on the road (sognato, letto, progettato e posticipato per un giorno che verrà…).

Perché è ovvio, l’America è un Mito rappresentato da tante sfaccettature che vorrò saggiare nei pochi giorni di permanenza oltre oceano. La Grande Mela, appena sfiorata, Frisco e i suoi saliscendi, la Lucas Film di Star Wars e l’American Zoetrope di Coppola, il Golden Gate e Lei, la strada.

« Dobbiamo andare e non fermarci finché non siamo arrivati»
«Dove andiamo?»
«Non lo so, ma dobbiamo andare »

La strada che divide San Francisco da Monterey è di 112 miglia da percorrere in 2 ore; giusto il tempo e lo spazio per scoprire il paesaggio, i posti, le persone e respirare un po’ di oceano (a proposito, chissà se ha lo stesso odore dell’altra parte, giapponese). A Monterey, la mia base durante i giorni di gara a Laguna Seca, sarò in uno di quei motel che ancora una volta rientrano nel nostro immaginario dell’America:

Motel

Ad accompagnarmi ci sarà un po’ di musica: Elvis Presley, Johnny Cash, Eddie Vedder, Neil Young… . Altri miti insomma.

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